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Un desiderio e un' idea
Martedì 26 Maggio 2009 09:13
L’ASSOCIAZIONE CULTURALE MIROS nasce da un desiderio e da un’idea. Il desiderio di onorare la memoria di mio padre che, per i suoi figli, è stato una guida inesauribile ed insostituibile. L’idea è la sua, di uomo delle istituzioni e di un certo modo di pensare ed agire: per lo sviluppo della città, nell’interesse dei cittadini, valorizzando i giovani. Fondata sull’osservanza di regole democratiche e ispirata al rispetto, alla centralità ed alla valorizzazione della persona, come espressione massima della convivenza civile, l’associazione culturale MIROS, è apartitica, apolitica e priva di lucro, e vivrà dei contributi dei soci, di privati cittadini e di quelle istituzioni che ne condividono lo spirito che la anima.  I cittadini e la città  L’ASSOCIAZIONE CULTURALE MIROS intende attuare iniziative che favoriscano: ·         La valorizzazione dell’immagine della città e delle sue tradizioni.  ·         La ricerca di itinerari, ambienti (parchi, piazze, impianti sportivi e del tempo libero) e spazi vivibili e fruibili da bambini, anziani e famiglie in genere.  ·          miglioramento dei servizi ai cittadini, soprattutto quelli rivolti agli strati sociali più deboli e bisognosi.  ·         Un libero dibattito tra le diverse realtà cittadine, dal quale scaturiscano idee, progetti, iniziative per la crescita  della città. ·         La salvaguardia della  famiglia, con iniziative che ne permettano l’aggregazione ed il dialogo, anche con nuclei familiari extra-cittadini. ·         L’aiuto alle famiglie più bisognose, con progetti che permettano la loro integrazione nella realtà socio-economica della città.     I giovani e la città   L’ASSOCIAZIONE CULTURALE MIROS  si propone di:    Coinvolgere i giovani di Scicli e renderli protagonisti di tutte le problematiche che interessano la città.   Aprire un dibattito tra i giovani e le istituzioni cittadine al fine di migliorarne la capacità di comunicazione e la reciproca comprensione.   Promuovere la diffusione, tra gli adolescenti ed i giovani, di iniziative di carattere scientifico-culturale e sociale, atte a far conoscere, comprendere ed interpretare, sia i fenomeni degenerativi del nostro tempo (alcol, droga, doping, teppismo, corruzione, mafie, terrorismo,  ecc..) che le conquiste ed il progresso nei vari campi del sapere (scienze umane,  informatica, ingegneria, letteratura, diritto,  economia, astronomia, archeologia, psicologia, medicina, ecc.)    Instaurare contatti con associazioni e/o istituzioni di altre città, al fine di ampliare le possibilità di confronto e di aggregazione tra i giovani, favorendo lo scambio di progetti, idee, esperienze e attività socio-culturali tra realtà diverse.   Favorire i giovani più meritevoli nell’attuazione di percorsi formativi utili per il loro successivo inserimento nel mondo del lavoro.  Valorizzare progetti di civica utilità,  ideati da giovani sciclitani.   Aiutare quei giovani, che per condizioni economiche non favorevoli, si trovano svantaggiati rispetto ai loro coetanei più fortunati.       E’ vero, il progetto è ambizioso ma sono convinto che, con le giuste motivazioni, ogni componente della collettività farà la sua parte. Sono fiducioso perché ne ho avuta testimonianza tangibile. L’ASSOCIAZIONE CULTURALE MIROS, proprio in questi giorni, ha organizzato un evento eccezionale. Eccezionale, sia per la sua valenza sociale, sia per la peculiarità propria dello spettacolo. Infatti, questo evento ha portato a Scicli, in prima nazionale, un gruppo di 18 monaci shaolin. Monaci cinesi, dediti alla meditazione ed alle arti marziali, che riescono a coniugare il benessere spirituale con quello fisico. Un modo di pensare, di agire, di vivere che ha radici millenarie, fatto di cose essenziali, modeste, carico di forza e spiritualità interiore, agli antipodi rispetto al nostro modo di concepire la vita. Proprio per questo, a tutti noi dell’associazione Miros, ci è sembrato che, far incontrare due realtà così diverse tra loro, era una opportunità da non perdere. Non un incontro fuggevole e banale ma, al contrario, un qualcosa che doveva lasciare un segno, sia pur piccolo, nella coscienza di tutti. Come raggiungere lo scopo?  Nessun dubbio. I giovani di Scicli dovevano essere lo strumento capace di trascinare il resto della collettività. A questo punto, occorreva individuare un luogo adatto ad un incontro del genere. Anche in questo caso l’accordo fu unanime. La scuola ci è sembrato il luogo ideale per due motivi: rappresenta il tempio della nostra cultura, e contiene ( fisicamente parlando ) un’ampia varietà di giovani con cui poter dialogare. Mancava un ultimo tassello. Occorreva inventare un modo semplice ed efficace, per far dialogare tra loro i monaci shaolin e i giovani sciclitani. Non era solo un problema di lingua, superato dalla presenza di un interprete, ma di comprensione culturale. Abbiamo pensato fosse opportuno lasciar fare tutto ai nostri giovani, limitando la nostra azione a quella di uno stimolo iniziale. E così abbiamo fatto. Esclusivamente per motivi di tipo organizzativo, abbiamo deciso di concentrare la nostra azione alle scuole superiori. Alcuni di noi, favoriti in questo dai presidi e dai professori, ha preso contatto con gli studenti. Pochi minuti per dare qualche notizia sommaria sui monaci shaolin, e quindi lasciare agli studenti la responsabilità della riuscita dell’evento. Duplice il compito a loro affidato: da un lato quello dell’accoglienza, dall’altro quello economico. Mancava circa una settimana all’evento, dunque, c’era tutto il tempo di approfondire la conoscenza sui monaci shaolin. Speravamo che, una migliore conoscenza di chi ti troverai di fronte, riuscisse ad eliminare rapidamente, un naturale imbarazzo iniziale. Per quanto riguardava l’aspetto economico, stabilita una cifra simbolica, abbiamo affidato ai rappresentanti di classe il compito della vendita dei biglietti. Il risultato è stato straordinario, e l’incontro tra i monaci shaolin e i giovani di Scicli, davvero emozionante. Le prime domande, con un pizzico di titubanza, e poi l’abbraccio dei nostri giovani agli ospiti non è stato solo simbolico ma reale. Dopo  qualche foto corale, con i monaci in mezzo ai nostri giovani, si è presto passati ad un dialogo ed a una conoscenza più individuale, interpersonale, che ci ha commossi. Per quanto riguarda l’altro aspetto, quello economico, anche in questo caso il risultato è andato oltre le nostre più rosee aspettative. Anche la città ha partecipato a tutto questo. Il fascino delle nostre strade, dei nostri palazzi, delle nostre chiese, e il calore della nostra ospitalità, non ha lasciato indifferenti i nostri ospiti. Il saluto del sindaco ha suggellato formalmente il nostro benvenuto ai monaci shaolin. E infine lo spettacolo. Anche in questo caso, un successo insperato. Il cinema Italia stracolmo, con gente rimasta fuori perché esauriti i biglietti. Non solo i giovani, ma la città tutta ha partecipato all’evento. Giovani e meno giovani, insieme in quel cinema, hanno dimostrato, che Scicli è viva, sensibile, ospitale, generosa ed unita. La Scicli della gente perbene, quella che è orgogliosa di dire: “ sono  uno sciclitano “ . E che dire dello spettacolo! Lascio a tutti voi ogni commento. Voglio solo soffermarmi sulla parte finale dello spettacolo. Quando i monaci hanno invitato alcuni giovani sciclitani a salire sul palco. Ebbene, anche in questo caso, quei giovani, sono stati lo strumento, e nello stesso tempo, gli artefici di un avvenimento straordinario. Due mondi culturalmente agli antipodi si sono incontrati e, per qualche momento, hanno dialogato tra loro. E vi assicuro, non è poca cosa. Un ultimo pensiero, che è un ringraziamento. Un grazie sincero a tutti i soci dell’associazione Miros. Non sono parole di circostanza, ma un sincero sentimento di affetto. Organizzare un evento del genere, contando solo sulle nostre forze, sulle nostre capacità organizzative, con uno sforzo economico non indifferente, che è gravato in gran parte sull’associazione, e che ha visto la compartecipazione diretta ed esclusiva della collettività, comporta una coesione, una dedizione, una passione che va al di la dell’essere soci di un’associazione. Attraverso essa, si è creato un legame che unisce, idealmente e materialmente, uomini e donne, si sono creati nuovi rapporti di amicizia, e riallacciati di vecchi. Cosa vogliamo di più? Godiamoci quel che è il nostro merito, e pensiamo al futuro.    
 
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